BOSCIMANI
Immagini di un popolo tra oblio e identità



ARTE CONTEMPORANEA BOSCIMANE DAL MITO ALLA REALTA'

L'IMMAGINE SIMBOLO DELLA MOSTRA I Khoisan - discendenti dei Khoi, pastori, e dei San, cacciatori/raccoglitori - sono uno degli ultimi popoli primitivi sopravvissuti; come i Pigmei o gli Aborigeni australiani. La loro cultura e la loro sopravvivenza sono a rischio. Il mito che li avvolge deriva dal modo in cui hanno sempre vissuto: in perfetta armonia con la natura. I loro spiriti si trasformano in animali o piante, quindi animali e piante vanno rispettati. Lo sciamano in trance puo' diventare un leone. L'eland, la più grande antilope, é fonte di sostentamento fisico quanto spirituale e si identifica con la maturità. Ricorre, come la mantide, nella vasta simbologia dell'arte rupestre, nella tradizione orale e nella cosmologia boscimana. Per i boscimani anche la luna, il sole, le stelle, rappresentano esseri umani e vogliono le stesse cose. Le stelle rappresentano anche i sogni, o gli spiriti dei defunti. Lo scambio dinamico é continuo e vitale e il boscimano fa parte di un cosmo, che rispetta profondamente. I boscimani non conoscevano proprietà privata e non concepivano violenza.
Oggi la realtà dei boscimani é drammatica e per adattarsi, sono cambiati. Le tradizioni stanno scomparendo insieme al loro giardino dell'Eden. E' importante mostrare la loro realtà attuale, leggibile nella nuova arte che stanno forgiando.

Kuru Art and Cultural Project

Nato nel 1990 in seno al Kuru Development Trust, il progetto offre ai boscimani della comunità intorno a D'Kar (Kalahari occidentale) la sede e i materiali perche' possano esprimere la loro creatività con olio su tela, intaglio, litografia. Altri artisti hanno incoraggiato i boscimani ad elaborare le proprie tecniche ed un proprio stile.

Temi ricorrenti sono gli animali , le piante, i fenomeni naturali e i disegni astratti, spesso a sfondo geometrico; ma il lavoro rivela il cambiamento culturale che ha trasformato la vita dei Khoisan negli ultimi due secoli. Ogni artista ha sviluppato un proprio stile che esprime la propria percezione dell'eredità culturale dei boscimani e riflette l'interiorizzazione dell'ambiente del Kalahari in cui vivono.

Tutto comincia quando un gruppo di boscimani San di D'kar effettua un viaggio, un ritorno ideale, alle colline Tsodilo, in Botswana, un riferimento spirituale importante per i boscimani. Qui i San trovano un tesoro inestimabile: centinaia di pitture rupestri preistoriche lasciate dai loro antenati. Tornati a D'Kar i San vogliono ricominciare a dipingere e si esprimono dapprima su stoffa, per passare nell'arco di tre anni a varie tecniche grafiche e di pittura usando acrilici su stoffa e su legno. Oggi usano olio su tela . Essi sembrano seguire le suddivisioni tradizionali del lavoro e della vita anche nell'arte: le donne dipingono soprattutto le persone, gli alimenti raccolti nella savana, oggetti dell'abbigliamento e decorativi, mentre gli uomini rappresentano soprattutto animali, persone, situazioni reali e creature mitologiche. L'artista Q. Moses per esempio parla in una tela de " il corso dell'HIV/Aids ".

Dopo la Galleria Nazionale di Gaborone gli artisti hanno raggiunto in pochi anni un vero successo esponendo in svariati paesi africani, Inghilterra, Danimarca, Norvegia, Germania, Finlandia, Olanda, Polonia, Svezia, Australia, Stati Uniti.

Nel 1998 British Airways acquista i diritti su un'opera dell'artista C'Goise; il suo disegno decora la coda di un Boeing 747 e tutta la cartoleria e oggettistica a bordo dell'aereo, inclusa la biglietteria.

L'arte dei boscimani !Xu e Khwe
Non si puo' comprendere questa espressione artistica senza soffermarsi sulla tragica realtà in cui vivono i boscimani !Xu e Khwe (appartenenti al gruppo dei !Kung).
Questo gruppo etnico ben preciso facente parte dei boscimani !Kung, contava solo seimila individui negli anni '60. Fuggiti dall'Angola in Namibia, cacciati dai ribelli bantu' perché facenti parte dell'esercito della ex-colonia portoghese, l'esercito sudafricano li arruolo' in Namibia per farli combattere contro la SWAPO che lottava per l'indipendenza della Namibia. Terminata la guerra l'esercito li parcheggio' a Schmidsdrift, in Sud Africa, in una zona arida e piatta. Qui essi vivono da oltre quindici anni in una tendopoli e attendono di tornare in Angola, dove in effetti sono indesiderati perche' considerati traditori, come pure in Namibia.
Non hanno lavoro ne' speranze poiché i governi non si mettono d'accordo sul loro destino e sulla loro sistemazione. I boscimani di Schmidsdrift non corrispondono, dunque, alla visione romantica del primitivo che vive nella natura, ma sono il ritratto di uomini spiazzati che vivono nello squallore.
Il progetto artistico nato nel 1993, ha portato a questi sfollati un'ispirazione fortissima e una motivazione. La creatività si é scatenata.
Nell' arte é visibile la malinconia per cio' che hanno lasciato, tanto tempo fa, con il miraggio di un salario fisso senza immaginare a cosa sarebbero andati incontro per una serie di terribili congiunture e sfruttamenti. Ma poiché i boscimani hanno uno spirito vitale, allegro e mite, emerge anche il loro carattere intramontabile che con l'ironia supera le difficoltà peggiori.
Catharina Meyer (intervistata da Silvana Olivo nel suo libro), un'artista sudafricana, ha ideato il progetto convincendo i responsabili militari della tendopoli della necessità di questo apporto vitale. I mezzi pero' sono sempre stati scarsissimi. Quest'arte é frutto, si direbbe, di un miracolo.
I coordinatori iniziali non hanno apportato influenze 'occidentali' o moderne all'espressione dei boscimani, non sono intervenuti in alcun modo; hanno soltanto spiegato le tecniche di base. Emergono elementi spontanei della vita quotidiana di oggi, che gli artisti denunciano nei dipinti.
La presente mostra include le prime storiche stampe su linoleum , la risposta dei boscimani !Xu e Khwe a questo stimolo. Dal 1993 sono stati condotti vari workshops a Schmidsdrift e alcuni boscimani sono stati ospitati in altre sedi e all'estero, per raffinare le proprie tecniche. Dietro a immagini apparentemente semplici c'é molto lavoro. Questi boscimani provengono dalla foresta dell'Angola e dalla savana della Namibia, sono illetterati e sono persone molto semplici con un immenso universo interiore, mortificato da questa esperienza che non ha fine. Le loro opere sono divenute famose; si tratta di un fenomeno artistico che sta assumendo grande valore di denuncia, una voce, una richiesta da una città di tende in mezzo al nulla.






LA MOSTRA FOTOGRAFICA :
PAUL WEINBERG RACCONTA I SAN ATTUALI

P.Weinberg

La mostra fotografica racconta, per immagini d'autore in bianco e nero di alto pregio, la realtà attuale dei Khoisan. E' un documento di cronaca, raccolto nell'arco di tredici anni. Vi si ritrae la situazione attuale delle principali comunità di Boscimani rimaste in tutta l'Africa a sud dello Zambesi, che l'autore ha più volte visitato essendo impegnato in prima persona nella diffusione delle loro attuali rivendicazioni.

P.Weinberg PAUL WEINBERG - nato nel 1956 in KwaZulu-Natal, Sud Africa- è uno dei maggiori fotografi sudafricani nel campo della documentazione della società e del costume; autore di numerose pubblicazioni, le sue immagini sono apparse in Europa, Stati Uniti, Africa, Australia.
Ha partecipato a numerose mostre internazionali ed antologiche. E' cofondatore delle prime due agenzie fotografiche sudafricanea livello internazionale (Afrapix e Southlight) negli anni '80.
Attivista anti-apartheid é coautore di Joining the witch-hunt di Nancy Scheper-Hughes, prof. di Antropologia all'Università di Berkeley, California e di Beyond the Barricades : popular resistance in South Africa in the 1980's (London : Kliptown Books, 1989).
Ha documentato la transizione del nuovo Sud Africa in Fault lines : Journeys into the New South Africa (David Goodman e Paul Weinberg, University of California Press, 1999).
E' successivamente attivista per i diritti delle minoranze indigene.
Vincitore nel 1993 del Mother Jones International Documentary Award.
In relazione ai progetti per i Boscimani, ha illustrato Shaken Roots (1990) e Back to the Land (1996) , due libri fotografici che raccontano il difficile ritorno delle comunità rurali indigene alle terre sudafricane perse nell'era coloniale e dell'apartheid.
Ha scritto, con le immagini proposte in questa mostra, In Search of the San (Cape Town 1997), e con le più recenti documentazioni fotografiche, Once we were hunters (2001), un racconto-denuncia per dare voce agli ultimi San che, nel corso della loro vita, hanno dovuto abbandonare la pratica della caccia tradizionale.






FILM - DOCUMENTO
" THE GREAT DANCE " (Sud Africa)



Per ammissione degli stessi autori James Hersov, Craig e Damon Foster e Ellen Windemuth, non c'è film o colonna sonora che possa rendere la vastità e complessità dell'antichissima cultura dei popoli San. Ma ciò che " The Great Dance " trasmette può essere riassunto dalle parole di !Nqate:

I REGISTI CON UN PROTAGONISTA DEL FILM


" Quando insegui un animale - devi diventare quell'animale.
L'inseguimento è come la danza, perchè il tuo corpo è contento - lo senti nella danza e allora sai che la caccia sarà buona.
Mentre fai queste cose, stai parlando con Dio "
(!Nqate Xqamxebe 1998)



IL SOGGETTO:

I boscimani !Xo sono parte dell'arido Kalahari centrale da millenni.
Il film segue un gruppo di !Xo per ritrarre la stretta relazione tra il loro stile di vita, la terra e gli animali che cacciano. La caccia è fondamentale nella loro cultura : il film evidenzia ciò, culminando nella 'caccia per inseguimento' dove i boscimani devono impossessarsi della mente dell'animale nel corso dell'antica prova di resistenza che ha luogo tra uomo e animale. E' la prima volta che qualcuno documenta per immagini questo processo con tanta crudezza e meticolosità di dettagli.
Avvalendosi di tecniche innovative che utilizzano il montaggio di mini-cam sugli animali, ma anche sulle lance e sulle frecce, gli autori offrono allo spettatore il punto di vista sia del cacciatore che dell'animale cacciato, catturando le sensazioni e interazioni della caccia.
Ai nostri occhi è offerta la possibilità di partecipare all'identificazione di tanti segni (l'arte del tracking) di cui questi mirabili cacciatori si servono per individuare e avvicinare la preda, dettagli che sono usualmente invisibili all'occhio inesperto. Le tracce nella sabbia non sono che l'inizio, il dettaglio più evidente - le capacità del cacciatore San costituiscono per lui un vero e proprio sesto senso, nel quale sopravvive un legame complesso tra uomo e animale.
L'espressione culminante di questo legame è, appunto, la 'caccia per inseguimento' - una corsa verso la morte. Una performance praticata di rado - ormai anche la caccia tradizionale è vietata ai boscimani - e, certamente, mai ripresa su pellicola prima d'ora. E così accompagnamo Karoha mentre, solo, abbatte la sua preda, che insegue ad alta velocità in un terreno ostile immerso nella temperatura di 46°C, finchè o l'uomo o l'animale è costretto a crollare, esausto.

Il risultato è una potente dimensione spritituale che si assomma all'impressionante documento di capacità tecniche del cacciatore boscimano in condizioni estreme.
I boscimani non considerano separati la caccia, l'inseguimento, la danza, il trance.
La vera storia di un cacciatore racchiude ed esprime la forza del vivere con la terra, con le persone e con gli animali. Solo la mente occidentale, dell'uomo moderno, separa e travisa questi elementi.

La povertà materiale dell'esistenza dei tre personaggi centrali , !Nqate, Karoha e Xlhoase, contrasta con la ricchezza della loro conoscenza indigena. Alcuni elementi della loro vita di oggi, come la trance dance e la caccia, forniscono ancora un potente legame dei sensi e dello spirito con i loro progenitori, che erano pervasi dagli stessi ritmi migliaia di anni fa.
Le varie comunità San sono state emarginate e private del diritto di conservare i loro antichi territori di caccia, in modo graduale, negli ultimi due secoli. Il film testimonia la straordinaria tenacia di questo popolo.

IL PROGETTO:

Il progetto ha preso forma nell'arco di tre anni. Il copione si basa sulle parole degli stessi cacciatori boscimani. Si è lasciato che la vera storia evolvesse durante le riprese, alternando tra riprese, montaggi, riprese, montaggi.
La maggior parte della colonna sonora è generata o ispirata da materia organica - rocce, sabbia, piume, aculei provenienti dal Kalahari - utilizzati alla stregua di strumenti musicali. Sono state integrate ed elaborate anche registrazioni di insetti , uccelli e mammiferi dopo la pioggia.
Metà delle canzoni sono state registrate sul campo tra i San: la loro musica viene tramandata direttamente di generazione in generazione da 30.000 anni. Essa suona strana ed ambigua al nostro orecchio; i colonizzatori in alcune zone la vietarono. Le frasi che si odono pronunciare sono state tradotte dal capo tracker/cacciatore e trance dancer , !Nqate Xqamxebe.

Il film è stato prodotto sotto l'egida e con l'approvazione di WIMSA, l'organizzazione-ombrello dei popoli San.

I PREMI :

· WILDSCREEN - Bristol (Inghilterra).
Il più importante festival internazionale di film e documentari naturalistici.
Si tiene ogni due anni anni. I principali sponsor del festival sono BBC, Discovery Channel e United Wildlife. The Great Dance vince 3 Panda Awards al Wildscreen Festival 2000, tra cui il WWF Golden Panda Award come miglior film ed il Production Crafts Award per il migliore soggetto, scritto da Jeremy Evans.
Il film ha collezionato anche due nomination, nelle categorie Best Music e Animal Planet Human & Animal Award. E' la prima volta che un film vince 3 Panda Awards nella storia del festival (18 anni).

· INTERNATIONAL WILDLIFE FILM FESTIVAL -Missoula, Montana (USA).
La prima competizione con giuria riservata ai film naturalistici, istituita nel 1977 dal biologo Charles Jonkel. IWFF (con il suo International Wildlife Media Center ) è anche un'organizzazione no profit, che si avvale del lavoro di autori, produttori cinematografici, ricercatori, studenti, insegnanti per stimolare la comprensione della natura e degli habitat per mezzo di film realistici di eccellente qualità.
The Great Dance vince i seguenti premi al IWFF 2001: Best of Festival, Best of Category Human Dimensions, Best Narration, Best Use of Music , Best Script.
E' finalista nelle seguenti categorie: valore educativo, presentazione delle interrelazioni natura/cultura, narrazione delle storie, montaggio, suono.

· FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM NATURALISTICO - Cogne (Aosta) Agosto 2001
The Great Dance vince il premio per la miglior fotografia. Giuria tecnica presieduta dal prof. Danilo Mainardi

· JACKSON HOLE WILDLIFE FILM FESTIVAL - Wyoming, USA (Settembre 2001)
The Great Dance vince il Best Human/ Animal Interaction Award, il Best Sound Award e il Best Editing Award.

· IL FILM HA COLLEZIONATO PREMI IN ALTRI 7 FESTIVAL NEL CORSO DEL 2001.
Nelle parole di Craig Foster, uno dei registi di The Great Dance,
" Questo film è più poesia che prosa. Tuttavia riguarda la realtà, ed è fermamente radicato nei fatti ".
Qui si tratta di fatti presentati in modo tale da farli divenire un'esperienza condivisa.
Vedere The Great Dance è un'esperienza forte. Questa è la funzione della vera arte.


I retroscena del film: nascita di un documento innovativo
I premi vinti dal film 'The Great Dance' sono stati ancora più impressionanti considerando il fatto che il film è stato prodotto senza la presa d'impegno di un broadcaster importante [che vi desse sbocco immediato sul mercato]. Il produttore Ellen Windemuth (Off The Fence - The Netherlands) racconta gli antefatti a Wildlife Film News (N° 19, Gennaio 2001 -
www.wildlife- film.com):
"The Great Dance e il fatto che abbia vinto tre Panda Awards hanno scatenato una profonda riflessione e discussione tra i produttori e gli editori riguardo a cosa sia realmente la storia naturale. Chiaramente, il film segna un distacco dal puro film di etologia animale , non solo perchè tratta di persone : la storia stessa unisce uomo e animale nelle circostanze sociali in cui entrambi si vengono a trovare.
Il film è stato un vero affare di cuore. In origine, un team di quattro persone si è formato per fare un film sull'arte del tracking. I direttori, i fratelli Craig e Damon Foster, erano affascinati dalla capacità del popolo dei San di proiettare la propria mente sugli animali, fondendola con essi e quindi di prevedere dove trovarli. Cio' implica un'abilità più alta della ragione e della conoscenza empirica, comparabile ad un esperto fisico che concepisce una teoria e ragiona a ritroso per dimostrarla. Craig e Damon hanno chiesto al nostro produttore esecutivo James Hersov, ed a me di unirci a loro nel loro percorso per tentare di capire a fondo la questione. Il film sul tracking si è cosi' trasformato in un rispettabile documentario sul tracking e la conservazione della natura. Tuttavia, non eravamo soddisfatti.
Sulla location, Craig e Damon sono stati testimoni di una 'caccia per inseguimento' - una pratica di caccia rituale in cui un cacciatore San insegue fino ad abbatterlo un Kudu - la qual cosa ci fece capire che dovevamo andare più a fondo. Abbiamo cosi' deciso di procurarci altri fondi, di usare le nostre carte di credito e produrre un secondo film che riguardasse cio' che più ci interessava : la profondità e la natura della relazione dei San con gli animali, e le circostanze sociali dell'uomo e dell'animale, oggi. Il nostro co-finanziatore tedesco Kirch Media ha appoggiato l'idea, ed abbiamo ricominciato a girare.
Abbiamo scelto un processo di montaggio basato sulla sovrapposizione di immagini strato su strato, con l'ausilio di sequenze ottenute con minicam per avvicinarci il più possibile al soggetto. Lo scrittore Jeremy Evans si è unito a noi, contribuendo a trasformare l'esperienza in parole. Non essendo riusciti ad abbinare alcun broadcaster al progetto, abbiamo fatto il film senza l'input di un editore che ce lo avesse commissionato.
Man mano che il film prendeva forma, abbiamo esplorato il mercato per cercare gli ultimi fondi che ci servivano - ogni volta che chiedevamo fondi, avevamo più sostanza da mostrare, il che ci permise di tornare da contatti che inizialmente ci avevano rifiutato. Mentre ottenevamo fondi da Primedia/Ster Kinekor, Coca Cola ed eTV (nuovo canale Sudafricano), proponevamo il film a WIMSA (Working Group for Indigenous Minorities in Southern Africa) che ci accredito' più di quanto non ci attendessimo : WIMSA dichiaro' il film come realmente rappresentativo del popolo San e della sua situazione, e accetto' la nostra proposta di accompagnare la creazione del film in veste di partners istituzionale fornendoci una continua consulenza derivante dalla profonda conoscenza del soggetto.
L'appoggio di Coca Cola e una strategia molto attenta ci hanno permesso di dar vita ad una versione in 35 mm più lunga del film, che ci ha permesso di proiettarlo nel circuito specializzato di Stati Uniti e Africa. La cosa interessante è che la nostra audience è molto generica, senza particolare preponderanza di cultori dei documenti di storia naturale. A tutt'oggi, the Great Dance è divenuto il documentario sudafricano che ha prodotto i più alti incassi. Spero che continui il suo percorso inaspettato che raccoglie un crescente range di spettatori ".



COPERTINA LIBRO


Silvana Olivo, pubblicista italo-sudafricana, racconta la sua testimonianza a contatto con il Primo Popolo del Kalahari, nel libro edito da POLARIS nell'ambito della collana 'Percorsi e Culture'.
In 'KALAHARI - Viaggio tra i Boscimani di Namibia, Botswana e Sud Africa', si intrecciano ricerche, impressioni e ricordi personali, interviste con i Boscimani e con coloro che hanno dato loro voce, elementi della letteratura antropologica maturata in questi anni sui San (ed i Khoi, un tempo chiamati Ottentotti), approfondimenti sull'arte rupestre e sulle forme espressive moderne, oltre a dialoghi con personaggi locali del mondo della conservazione della natura raccolti in oltre un decennio. Ne risulta un racconto avvincente, sullo sfondo della natura dell'Africa australe.

· Unica trattazione completa in Italia sull'argomento dei San attuali, con approfondimenti antropologici, sul contesto regionale, l'ambiente, i problemi, i progetti
· L'autrice devolve parte delle royalties all'organismo rappresentativo dei San in Africa australe (WIMSA)
· Dal libro è nata l'associazione HERITAGE che rappresenta ufficialmente in Italia le istanze e i progetti di conservazione della cultura del popolo San
· Ne è nata una rassegna itinerante, la cui prima programmazione è stata curata nel 2001 in collaborazione con Outis

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