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ARTE D'ERITREA
Radici e diaspora
L'arte africana contemporanea è una presenza significativa nel panorama internazionale dell'arte. Non a tutti gli artisti africani sono però offerte pari opportunità. Alcuni di loro, ad esempio quelli che vivono in paesi disagiati (guerre, povertà, emergenze), non riescono ad acquisire visibilità, a conoscere la realtà internazionale, a confrontarsi con i loro colleghi, a crescere nella qualità della produzione, rimanendo spesso entro gli stretti ambiti della riproduzione della tradizione o della retorica, comunque di una ricerca poco fruttuosa. Tanti di loro, in Eritrea in particolare, cercano di uscire dagli alvei per dare vita a nuove espressività.Il senso di questo progetto sta nel cogliere l'esigenza degli artisti eritrei di uscire dall'isolamento culturale e tecnologico cui sono stati costretti dalle guerre e dalle vicende del loro paese, e nel sostenerli nel processo di inserimento nel circuito dell'arte internazionale. Questa mostra, la prima di arte eritrea contemporanea realizzata in Europa, è il frutto di un lavoro di ricerca e catalogazione che valorizza un terreno finora inesplorato, presentato nel catalogo dell'esposizione. Dall'Eritrea : Abraham Mogos Shifire Afwerki Arefaine Berhane Abraha Tekle Laine Blata Kiflezion Dalla diaspora : Asmeret Imbaye Beyene Haile Eden Solomon Fana Abraham Fkarie Haile Gebrelu Gebremariam Suleman Abdela La mostra tenuta a Villa Caldogno (Vicenza) dal 15 giugno al 7 luglio 2002, ha costituito la prima fase del progetto di cooperazione "Arte d'Eritrea. Radici e diaspora" La mostra è stata organizzata da Heritage-oltre i confini, Caldogno (VI), organizzazione temporaneamente associata ad Heritage nel Veneto. PROGETTO DI COOPERAZIONE Arte d'Eritrea - Radici e diaspora L'arte africana contemporanea è ormai una presenza significativa nel panorama internazionale dell'arte. Non a tutti gli artisti africani sono però offerte pari opportunità. Alcuni di loro, ad esempio, quelli che vivono in paesi a vario titolo disagiati (guerre, povertà dittature, …), non riescono ad acquisire visibilità, a conoscere la realtà internazionale, a confrontarsi con i loro colleghi, a crescere nella qualità della produzione, rimanendo entro gli stretti ambiti della riproduzione della tradizione o della retorica, comunque di una ricerca infruttuosa. Eppure tanti di loro, in Eritrea in particolare, cercano di uscire dagli alvei per dare vita a nuove espressività. Ad esempio, la storia e l'epica nazionali, fonti di riferimenti, si sono cristallizzate nel tempo e nelle memorie, e così anche il modo di raffigurarle. Questo è un punto di incontro, singolarissimo, tra Bisanzio e l'Africa. Ne è nato un prodotto d'arte, una pittura, che è testimonianza archeologica, ma ancora vivace, perché nella solenne iconografia copta, che era il punto di arrivo d'una civiltà in fase di decadimento e quindi immobile sui suoi valori tonali e ritmici, si è immessa la vivace e naturalistica capacità di osservare la natura e il movimento e di ridurli a segno, a simbolo, senza far perdere loro la freschezza artigianale originaria. Così nasce la pittura di questa area geografica, senza dubbio uno dei prodotti più singolari della cultura africana, che non è stata inchiodata e fossilizzata dalla sua funzione, prevalentemente religiosa, ma ha saputo in essa immettere figure, fatti, situazioni attuali. Col passare del tempo la lancia viene sostituita dal fucile, le epopee moderne si sovrappongono a quelle mitiche, senza perciò perdere il loro alone fuori dal tempo: la pittura affronta con disinvoltura i movimenti di massa, la trentennale lotta di liberazione, abbandona la narrazione in frammenti-quadretto per affrontare una visione unica e massiccia. "Eritrea tra memoria ed amnesia" si intitolava nel 1997 un articolo apparso sulla prestigiosa Revue Noire, la rivista francese dedicata all'arte africana. "La base della resistenza del Fronte Popolare per la Liberazione dell'Eritrea [dal dominio etiopico. N.d.r.]si trovava nel ventre delle montagne. La vita cominciava al crepuscolo, il copri-fuoco all'alba. Una città sotterranea si snodava per decine di chilometri con gli ospedali, i laboratori, le officine artigianali, la tipografia, la stazione di servizio e la stazione radio che diffondeva notizie sulle zone liberate ai combattenti rifugiati nelle trincee. Combattenti per la libertà. Un insieme di serenità e di agguerrita determinazione. L'armata delle ombre che ha tenuto testa all'Etiopia imperiale prima, comunista poi, per trent'anni. Alla Scuola Zero, la scuola sperimentale fondata nel 1976 per gli orfani di guerra e i figli dei combattenti, dall'algebra alla grammatica passando per le arti plastiche, i giovani resistenti giocavano con la morte, con il ronzio dei generatori elettrici nelle orecchie e il vomitare degli organi di Stalin. Una vita precaria, il cui solo legame con il mondo era un corridoio per il quale medicine, libri e materiali arrivavano attraverso i confini del Sudan. I prigionieri etiopi si reinventavano la vita vivendo l'illusione di una libertà comune che Menghistu, il nuovo Negus, rifiutava loro. Ad Asmara oggi rimangono, di quella storia, in periferia, il cimitero dei carri armati etiopici, e gli ex-combattenti mutilati di ritorno dalla loro lunga esperienza in cui la morte per lungo tempo ha fatto parte del quotidiano. Al Liceo Artistico di Asmara gli ex-combattenti diventati insegnanti hanno tentato di ridare vita alla vita. Gli artisti d'oggi hanno imparato a produrre arte sotto le coperture mimetiche fatte di rami intrecciati che li proteggevano dai raid aerei. Combattenti di giorno, apprendisti artisti di notte. In un paese in cui tutto era da ricostruire, essi si consideravano portatori di una cultura che non voleva perdere i suoi legami con il resto del mondo. Nell'arte eritrea contemporanea c'è un nervoso desiderio caricaturale, l'insofferenza per la rigidità della tradizione, il desiderio di decomporre la figurazione ieratica in un movimento vitale, animato. Il rischio è però che gli artisti, dotati di un talento nativo, rimangano catturati dalla tradizione, che intendono solo valorizzare, producendo una grafia quasi meccanica. La pittura diAfewerki Arefaine, pittore esemplare dei giovani artisti contemporanei in Eritrea, rappresenta molti soggetti tradizionali: volti rashaida, genti del Sahel, angeli della tradizione copta, ritratti di 111, fonoliti, steli. Arefaine è legato alla tradizione della sua terra, ma conosce anche altri elementi africani, conosce anche l'arte "occidentale". Usa espressività moderna cercando di creare un'atmosfera lontana, antica, primigenia. Ma lavora con oli cinesi, difficili da tirare, i soli che si trovano sul mercato: quelli europei sono troppo costosi. Afewerki non dipinge più la guerra di liberazione, di cui pure è stato protagonista in prima linea. Cerca l'attualità, il presente; dice lui stesso che bisogna andare al di là della guerra., cercare nuove espressività. Afewerki non è il solo a tentare la strada del rinnovamento. Oltre ai pittori, cercano di farlo anche i ceramisti della scuola cooperativa per i mutilati di guerra, e alcuni musicisti, alcuni scrittori. Mrara Art Association di Asmara, Eritrea, è una associazione, sostenuta moralmente dal Ministry of Education, tra artisti eritrei fondata nel 1994 con lo scopo di fare ricerca, arricchire, e dare sviluppo alla pittura in Eritrea. Non ha alcuno scopo commerciale o di lucro. I suoi obiettivi immediati sono quelli di costituire una Scuola d'Arte estiva per i giovani eritrei e di aprire una Galleria d'Arte ad Asmara, i cui scopi sono quelli di ospitare mostre d'artisti eritrei e stranieri, incoraggiare le pratiche artistiche tra i giovani anche per contribuire alla ricostruzione del paese. Dalla sua nascita Mrara Art Association ha organizzato una ventina di mostre in tutto il paese. Marco Cavallarin (Africa e Mediterraneo) e Heritage intendono sviluppare un progetto di cooperazione consistente nel promuovere la conoscenza della produzione degli artisti eritrei, instaurando rapporti di informazione e scambio con i centri che nel nostro paese si occupano di culture extra-europee, e con artisti africani che operano in Italia. Quindi nella attuazione di esperienze di laboratorio con gli artisti eritrei (che potrebbero essere ospitati in foresterie, presso gli artisti italiani, o presso le comunità eritree in Italia) da realizzarsi entro il 2003, utilizzando le risorse provenienti dagli sponsor e dalla vendita della loro arte, e con il tutoring dell'Accademia di Belle Arti di Brera, e dei Licei Artistici di Milano e di Vicenza. Altri passi da realizzare saranno quelli dell'incontro degli artisti eritrei con altri artisti africani in quel continente, in sedi come la Biennale di Dakar o di Bamako. Il senso di questo progetto di cooperazione sta nel cogliere l'esigenza degli artisti eritrei della pittura, della scultura e della ceramica di uscire dall'isolamento culturale e tecnologico cui sono stati costretti dalla guerra e dalle vicende del loro paese. Incontrare artisti italiani, e maestri d'arte, oltre a prendere atto della produzione europea contemporanea, con cui confrontarsi operativamente, sia in Eritrea che in Italia, significherà per gli artisti eritrei un importante motivo di aggiornamento, di crescita culturale e tecnica, e possibilità di rilancio della loro attività creativa. Per quanto riguarda l'Italia, una occasione di conoscenza di una tradizione artistica e di un patrimonio fin qui poco noti. Organizzare, in reciprocità, l'esibizione dei lavori, è motivazione di ricerca e di sperimentazione. Difficoltà consistente per gli artisti in Eritrea è la reperibilità di materiali e di supporti che per ragioni economiche e di mercato non sono disponibili nel loro paese e per le loro possibilità economiche: oli impossibili da tirare, supporti di recupero come cassette di legno o masonite, o tele riusate con conseguente copertura, e dispersione, della produzione precedente. Gli autori di questo progetto si impegnano a cercare le vie più opportune per fornire agli artisti che vivono in Eritrea: - Colori ad olio - Colori a tempera - Colori ad acquerello - Colori acrilici - Gessetti colorati - Tela in rotoli - Carta in fogli per acquerello - Pennelli - Olio di lino - Libri d'arte E' fondamentale l'impegno della comunità artistica italiana (Licei artistici, Accademie, Musei,…) a produrre agenzie di formazione e di aggiornamento, laboratori e atelier per i colleghi dei paesi del Sud del mondo nella riqualificazione non autoritaria della loro produzione. Dovrà svilupparsi un volano di iniziative che tenga insieme gli artisti, gli studenti delle scuole artistiche e le accademie universitarie. E' in atto l'elaborazione di un progetto comune anche con l'Accademia di Brera, e già ci stiamo adoperando per la realizzazione di un sito Internet dedicato all'Arte, alla Storia e alla Cultura dell'Eritrea. |